Casa Cinema – Il club degli imperatori

«Stando ad Eraclito non possiamo percorrere due volte lo stesso fiume.
Nel corso del tempo, sosteneva il filosofo, un’opportunità persa è persa per sempre».

Questa potrà sembrare solamente una delle tante, meravigliose, citazioni di cui il professor Hundert è solito servirsi per insegnare storia agli allievi del St. Benedict College, una prestigiosa scuola che ha il compito di formare, anche da un punto di vista caratteriale, la futura classe dirigente e i futuri uomini di spicco della società.

Tuttavia non è una citazione come le altre. È una citazione che parla di fato, di destino, una citazione che sembra non lasciare spazio a seconde opportunità.

«Ora che sono diventato vecchio mi sono reso conto di avere soltanto due certezze. La prima è che i giorni che iniziano con una remata sul lago sono decisamente migliori degli altri. La seconda è che il carattere di un uomo è il suo destino. E da studioso di storia trovo difficile confutare questa teoria. Per la maggior parte di noi le nostre vicende possono essere scritte prima di morire. Esistono delle eccezioni fra i grandi uomini della storia, ma sono rare: io non sono uno di loro. Sono un insegnante, semplicemente questo».

È di nuovo il signor Hundert che parla, a distanza di 25 anni. Ancora una volta dalle sue parole emerge l’ineluttabilità del destino e l’impossibilità del cambiamento di una persona. Il signor Hundert è stato scottato da qualcosa. E questo qualcosa è la totale mancanza di ideali e di virtù di un suo ex studente, Sedgewick Bell, che per due volte, da studente prima e da futuro senatore poi, ha cercato di imbrogliare durante la fase finale di un prestigioso torneo sulla Storia organizzato dalla St. Benedict. E il signor Hundert vive questo duplice tradimento come un fallimento personale. Sì, perché lui con quel ragazzo non ci aveva “semplicemente” messo impegno, lui in quel ragazzo ci aveva creduto, gli aveva dato la sua più totale fiducia, aveva addirittura danneggiato uno studente più meritevole per farlo approdare alle finali del torneo.

Sul finale del film, però, il signor Hundert avrà modo di rendersi conto che Sedgewick è solo uno dei tanti studenti che hanno avuto la fortuna di essere formati, o meglio, educati da lui. E se le ultime parole che Sedgewick rivolge al suo vecchio professore non sono altro che parole di sprezzo verso i suoi principi e le sue virtù, le ultime parole che tutti gli altri ragazzi gli rivolgono sono parole di ringraziamento, contenute in una targa letta, non a caso, da Deepak Mehta, colui che per due volte ha battuto Sedgewick nella finale del torneo.

«Un grande insegnante non ha eventi da consegnare alla storia, la sua vita confluisce in altre vite. Uomini così sono la linfa che alimenta il tessuto intimo delle nostre scuole, sono i più alti sacerdoti custodi di un tempio e continueranno ad essere una fiamma che arde e una forza che darà significato alle nostre vite. Grazie signor Hundert».

E così, alla luce di queste parole, il signor Hundert, che all’inizio del film era un uomo scottato, che quasi guardava con ribrezzo alla sua vita passata, decide di tornare ad essere quello che è sempre stato: semplicemente un insegnante.

«Sedgewick è stato una mia sconfitta, ma il valore di una vita non è dettato da un singolo fallimento, né da un solitario successo, e questo me lo hanno insegnato gli altri studenti».

 

A martedì per la prossima pellicola,
Gabriele Lazzarotto
Collaboratore esterno

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