Casa Cinema – Non sposate le mie figlie!

Per Claude e Marie Varneuil la vita è perfetta: Claude è notaio e ha un lavoro che permette alla sua famiglia di condurre una vita molto agiata, possiedono una enorme e bellissima villa in campagna nella Loira con un curatissimo giardino, quattro bellissime figlie indipendenti e istruite, un’ottima reputazione come persone e come famiglia in tutta la città e in parrocchia, luogo che Marie frequenta quotidianamente perché fortemente credente.

Insomma, non manca nulla per essere la classica famiglia del Mulino bianco, no?

Eppure, tutti i capisaldi della loro vita iniziano a vacillare quando le prime tre figlie Isabelle, Odile e Ségolène annunciano il loro matrimonio rispettivamente con Rachid, musulmano di Algeri, David, ebreo di Israele e Chao, ateo e cinese.

Claude e Marie realizzano immediatamente che la loro vita perfetta sta per subire un evidente tracollo:
cosa penserà la gente di questa loro nuova situazione familiare?

I mariti delle figlie non sono credenti, tantomeno francesi! In più, tutti i matrimoni sono stati celebrati in Municipio e non in Chiesa, con grande dispiacere di Marie che avrebbe tanto voluto vedere le figlie sposarsi nella stessa Chiesa dove tempo addietro lei e Claude sono convolati a nozze, nel nome del Signore.

Cosa cambia però veramente nelle vite dei coniugi Verneuil? Possibile che i tre nuovi generi siano in grado di scombussolare un intero equilibrio familiare?

La chiave di lettura sta nella differenza fra il vedere e l’osservare.

L’azione del vedere presuppone l’utilizzo del solo senso della vista: quello che noi vediamo tutti i giorni sono i volti delle persone che abbiamo accanto, la segnaletica stradale, i colori dei fiori in giardino…l’azione del vedere non richiede particolare sforzo, ci limitiamo a guardare ciò che è intorno a noi.
L’azione invece dell’osservare ci fa andare oltre la vista: se guardiamo il volto di una persona che abbiamo accanto, ne vediamo i lineamenti, i colori degli occhi o dei capelli, ma se la stessa persona la osserviamo, cogliamo molto altro, ad esempio possiamo capire se è felice o triste, se è rilassata o pensierosa, se apprezza o meno la nostra presenza o vicinanza. Quando osserviamo possiamo andare in profondità, addentrarci nella complessità delle relazioni umane, carpire significati nascosti delle cose che abbiamo intorno: è un processo molto più complesso del semplice vedere.

Ecco, quello che Marie e Claude vedono nei tre generi sono essenzialmente questi tre dettagli: sono stranieri, figli di immigrati, non cattolici.
Ciò non osservano, sono dei dettagli forse meno visibili ma decisamente rilevanti: la felicità delle figlie nelle loro relazioni coniugali, i pregiudizi e il distacco con cui si approcciano ai generi, l’incrinarsi delle relazioni familiari che, a causa loro, si stanno indebolendo.

Quando però imparano ad andare oltre i pregiudizi, a “togliere le etichette” di straniero, immigrato, non cattolico, scoprono di avere in famiglia tre generi con splendide qualità e scoprono la bellezza della diversità, tanto da darsi un impegno: andare a visitare le famiglie di Rachid, David e Chao rispettivamente in Algeria, Israele e Cina.

Cosa succede quando anche noi “togliamo le etichette”?

Quando decidiamo di conoscere in profondità le persone, senza fermarci alla superficie, a ciò che si vede ad un primo sguardo?

Ogni persona ha dentro di sé mondi complessi e unici, vale la pena andare oltre i pregiudizi per non perdersi neanche un dettaglio.

 

A venerdì per la prossima pellicola,
Sabrina

Se lo desideri puoi mandare il tuo commento al film a: s.terranova@prossemicadelriccio.it
oppure contattarci alle nostre pagine social Instagram e Facebook!

 


Leave a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Add Comment *

Name *

Email *

Website

Please Install Theme Required & Recommended PLugins.