Casa Cinema – Sette uomini a mollo

Questa non è la solita recensione cinematografica, ricca di dettagli tecnici, scelte registiche e informazioni sulle star coinvolte nella storia. Questa è una breve, ma spero interessante, analisi di alcune sfumature del film che ho trovato affascinanti e che spero possano aiutare a comprendere qualcosa in più di questa divertente pellicola francese.

«Tanto vale che vi avverta subito, stiamo discutendo del nulla. È solo una contraddizione geometrica.
È la storia di […] cose rotonde. Rotonde come la libertà, come i cerchietti di Sophie,
rotonde come i seni di Samantha, rotonde come quelli che portano occhiali tondi, rotonde.
Ma è anche la storia di una curva che diventa dritta e si trasforma in un angolo rigido.
La storia di un quadrato che crea un cerchio con un righello. […] Quadrata come i giochi noiosi,
quadrata come la vita d’ufficio, quadrata come il cancro di tuo padre, quadrata.
Ed ecco l’aspetto contraddittorio della nostra storia, poiché tra le poche certezze
sulle quali possiamo contare ce n’è una che persino i più scettici non riusciranno
mai a mettere in discussione:
un quadrato non entrerà mai in un cerchio, mai. E viceversa».

È così che inizia il film, con una netta e inconfutabile verità che il protagonista vuole preventivarci: le cose belle hanno una forma, le cose brutte ne hanno un’altra, e i due concetti non possono proprio combaciare, unirsi, entrare l’uno nell’altro. Ciò che è bello non ha in sé nulla di brutto, e viceversa.

Sarà bello notare come, nel corso della pellicola, questa verità verrà confutata un tassello dopo l’altro, ma andiamo con ordine.

Il concetto di forma è davvero affascinante e lo ritroviamo in maniera ciclica e ascendente in tutta la narrazione.

Pensiamo a Bertrand, Thierry e ai loro compagni di squadra: li vediamo in costume e pensiamo a quanto i loro corpi siano sgraziati, imperfetti, sproporzionati. Poi veniamo catapultati nelle loro vite e la percezione non cambia, poiché vediamo solo disordine, depressione, solitudine. Delle vite quadrate. C’è però un luogo di salvezza: le scene girate nello spogliatoio ci mostrano corpi imperfetti e “nudi”, che in quel luogo trovano spazio per raccontarsi, parlare liberamente di ciò che fa male. Sebbene i loro corpi abbiano una forma quadrata, quando sono insieme sono una squadra e possono fidarsi vicendevolmente, insieme assumono una forma rotonda. PRIMO TASSELLO.

Qual è una delle prime cose che, alle elementari, impariamo sugli stati della materia e in particolare sui liquidi, sull’acqua? Che l’acqua ha un suo volume, ma non ha forma propria.

Trovo affascinante che sia stato scelto come sport il nuoto sincronizzato maschile. Prima di tutto è uno sport che si svolge in acqua, un elemento che non ha forma, il che è esattamente ciò di cui i nostri protagonisti hanno bisogno: uno spazio libero da pregiudizi e in cui possano per un momento smettere di sentirsi quadrati. Secondo motivo: è uno sport di squadra, in cui ognuno ha un suo ruolo ed è necessaria la massima coordinazione e collaborazione, perché la presenza di ciascuno è fondamentale per la buona riuscita della coreografia. Terzo punto: è uno sport da donne, o forse da “finocchi”, come dicono nel film. Sì, perché nel film essere uomo ma fare uno sport da donne o da finocchi equivale ad essere quadrati, cioè brutti, inutili, ridicoli. Qui emergono i pregiudizi di cui è permeata la nostra società, in cui essere uomo, e quindi rotondo, vuol dire essere virile, forte, autorevole, potente, affermato. Tutto il resto equivale ad esser quadrati.

Quindi, quale miglior sport per i nostri protagonisti se non una disciplina che li faccia sembrare ancora più ridicoli e insignificanti? O meglio, quale miglior sport se non questo per permetter loro di sfidare i pregiudizi e affermare verità nuove? SECONDO TASSELLO.

Infine, le relazioni affettive. Vediamo il rapporto fra coniugi, fra padre e figlio o fra figlio e madre, fra colleghi di lavoro, fra datore di lavoro e dipendenti, fra amici, fra squadra e allenatore. Vediamo quasi tutte le relazioni che ognuno di noi intesse nella sua vita e a ciascuna affibbiamo una forma: Bertrand e sua moglie hanno un rapporto ormai spento e soffocato dalla depressione, Laurent e Simon non sanno comunicare con i figli, e poi Delphine e il suo malsano rapporto con gli uomini e con l’alcol.

Tutte le nostre relazioni sono potenzialmente quadrate, se non ci guardiamo dentro, se non le coltiviamo, se non ci lasciamo cambiare da esse. Se non le lasciamo diventare rotonde. TERZO TASSELLO.

Cambiare fa bene e questo film lo mostra con grande forza, tanto da chiudersi così:

«[…] abbiamo un’unica certezza: e cioè che d’ora in poi nessuno potrà più mettere in discussione,
neanche se lo volesse, che un quadrato possa entrare in un cerchio. E viceversa»

A venerdì,
Sabrina

Se lo desideri puoi mandare il tuo commento al film a: s.terranova@prossemicadelriccio.it
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