La Rete si racconta | Il Millepiedi

Racconto della Cooperativa Sociale Il Millepiedi

 

L’analogia tra il divenire e il decorso dei fluidi è un cliché di cui si è fin troppo abusato ma, la situazione in cui ci siamo ritrovati a causa dell’emergenza sanitaria è facilmente descrivibile immaginando il movimento di un qualsiasi flusso di acqua corrente.

Se pensiamo alla routine della nostra esistenza che fino a pochi mesi fa era scandita dalla frenesia degli impegni quotidiani e dalle difficoltà che ogni giorno erano solite presentarsi nelle forme più disparate e che, spesso e volentieri, avevano a che fare nella maggior parte dei casi con intoppi burocratici o necessità legate alla pragmaticità del vivere giornaliero, ci rendiamo conto di quanto il fuoco delle nostre attenzioni fosse fuori dall’inquadratura della realtà che stavamo affrontando. È servito che “un accidente” chiudesse il rubinetto degli eventi in maniera tragica e repentina perché si potesse prendere consapevolezza di quello che veniva continuamente affondato dalla pesantezza delle pressioni.

Sono bastati pochi giorni di acqua stagnante perché venissero a galla tutte le criticità, i bisogni e l’importanza del nostro lavoro.
Abbiamo speso un buon tempo di circa tre settimane in telecomunicazione per progettare un Servizio che potesse permetterci di riprendere contatti più stretti con le persone con cui lavoriamo in modo da beneficiare di una relazione formativa con operatori sociali per accedere ad una qualità di vita maggiormente auspicabile e con le loro famiglie che si affidano pienamente alle nostre cure per poter continuare il proprio percorso come: uomini e donne, padri e madri, mariti e mogli, fratelli e sorelle senza lasciarsi trascinare dalla sensazione di abbandono che dai racconti a volte si manifesta quando si ha a che fare con la disabilità.

I nostri Servizi hanno riaperto quasi tutti in forma digitale; ogni giorno prepariamo contenuti che possano: creare benessere, approfondire conoscenze, intrattenere, far riflettere, rilassare, stimolare delle autonomie nelle persone che seguiamo.

Ci ritroviamo in stanze digitali in cui possiamo condividere anche aspetti della nostre vite che altrimenti non avremmo mai potuto osservare.

Abbiamo provato a rimodellare le attività che caratterizzano le nostre giornate e nella maggior parte dei casi ci siamo riusciti. Entrando più nel pratico: abbiamo dedicato due moduli settimanali all’attività sportiva in cui approfondiamo la storia di grandi atleti e sport che ci appassionano (cercando di condividere nella prima parte i valori che veicolano e nella seconda prepariamo dei contenuti “ad hoc” per fare dei semplici esercizi che ci mantengono in allenamento); altri due moduli ad attività cognitive e culturali in cui approfondiamo la conoscenza del nostro territorio e di personalità storiche che ci affascinano; un laboratorio lo trascorriamo sperimentandoci nell’arte della giocoleria, facendo giochi e balletti di gruppo; un’altra attività l’abbiamo destinata a contenuti più manuali in cui prepariamo piccoli elaborati e affrontiamo argomenti di vita quotidiana; un modulo lo trascorriamo ascoltando percorsi musicali volti all’intrattenimento e al relax ed infine dedichiamo un pomeriggio alle arti espressive. Le famiglie sono soddisfatte e le persone che partecipano alle attività sono felici di potersi rivedere e vivere momenti di condivisione con i propri amici ed educatori.

Ma quanto di questa soddisfazione ha consapevolezza con quello che dovrebbe essere il fine del nostro lavoro educativo?
Lo scopo ultimo dell’educatore è quello di “venire meno” per il proprio educando, aiutandolo a sviluppare l’autonomia necessaria perché possa continuare da solo. Siamo consapevoli che gli uomini e le donne che frequentano i nostri Servizi si cimentano ogni giorno in modo da raggiungere “la massima autonomia relativa” per ciascuno e per ciascuna, così da poter affrontare la vita in tutte le sue sfaccettature. Per questo ci sforziamo di essere un sostegno sempre presente nella quotidianità, affinché essi possano superare quegli ostacoli non facilmente sormontabili da soli e accrescere gli stimoli per raggiungere quelle indipendenze che possono auspicabilmente essere raggiunte. Esse stesse hanno a che fare con le azioni più semplici, che per alcuni sembrerebbero banali, ma che per i nostri utenti sono grandi traguardi: apparecchiare la tavola, andare in bagno, rifarsi il letto, farsi la doccia o la barba, cucinarsi un piatto di pasta, navigare online, etc; ottenere l’autonomia in questi campi, amplificare i messaggi fino a frequenze comprensibili a ciascuno attraverso tutte le forme d’arte e momenti di sollievo sono il nostro impegno quotidiano.

Ma questa situazione di emergenza ha fatto affiorare quanto siamo forti in alcuni aspetti e carenti in altri.

Le condizioni della vita ordinaria ci hanno costretto a concentrarci molto, forse troppo, sugli aspetti strettamente espressivi lasciando da parte magari gli aspetti più pratici della quotidianità senza i quali tutto il resto è fine a se stesso.

Infine ci sono le persone che non siamo riusciti a raggiungere, non perché non ce ne fossero i mezzi tecnologici ma perché alcuni non reggono la dinamica statica dello stare seduti davanti ad uno schermo o magari hanno un modo di comunicare estremamente personale, che contempla il doverle conoscere profondamente per capire i loro messaggi, persone che comunicano con il corpo in un periodo in cui il corpo è come se quasi non esistesse. Per questi casi fermarsi è stato fondamentale: ci ha messo di fronte alla necessità di dover ricalibrare, come operatori, in toto il nostro metodo con la consapevolezza che necessitino risposte “su misura”, con pensieri specifici di un rapporto educativo che possa accompagnarci vicendevolmente a riflettere insieme sulle piste migliori da costruire in funzione delle potenzialità e dei bisogni del singolo.

Siamo certi che quando ritorneremo padroni dei nostri corpi e dei nostri luoghi faremo tesoro di tutto quello che stiamo imparando durante questo lockdown per essere ancora più efficaci nell’aiutare le persone e le famiglie che contano su di noi per la qualità della loro vita. Ci piace terminare questo scritto con le parole della mamma di un nostro utente: parole positive, che ci riportano la soddisfazione e la validità di quanto proposto: «Grazie ancora per i servizi online offerti che, pur non sostituendo i consueti incontri,
hanno riportato il sorriso e un po’ di felicità sui volti dei nostri figli e anche sui nostri»

 

L’équipe de “Il Millepiedi”
http://www.ilmillepiedionlus.it/


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