La Rete si racconta | Villa Miralago

Il racconto di Villa Miralago

 

Villa Miralago è la più grande comunità riabilitativa terapeutica per la cura dei disturbi del comportamento alimentare in Italia. Ospita 60 ragazzi provenienti da tutto il territorio nazionale, con età compresa tra in 13 e i 55 anni, affetti da Anoressia, Bulimia e Disturbo d’Alimentazione Incontrollata, spesso con comorbidità psichiatrica.

Prima dell’emergenza pandemica, all’interno del percorso di cura e oltre alle attività educative, riabilitative, terapeutiche interne, erano previste attività esterne dalla struttura, come: scuola, volontariato, uscite risocializzanti e soprattutto visite da parte dei propri cari e rientri presso la propria famiglia.

Il 24 febbraio, anticipatamente rispetto ai decreti ministeriali della tutela della salute, Villa Miralago ha deciso di proteggere i propri pazienti e i propri collaboratori attuando forme cautelative massive. Dall’ora, infatti, è vietata sia l’uscita degli ospiti sia l’accesso in struttura da parte dei familiari. Inizialmente questa scelta ha spaventato il gruppo degli utenti e, soprattutto per i più piccoli, pensare di star lontano dai propri genitori era impensabile.

In un primo momento, per limitare i flussi del personale, anche alcune figure terapeutiche hanno lavorato in smart working attraverso colloqui telematici, per mantenere un contatto con il paziente, ma comunque questo non è stato sufficiente a sopperire la mancanza della presenza fisica, dello sguardo e del contatto corporeo.

Per sopperire all’impossibilità delle relazioni con l’esterno e alla mancanza di alcune attività terapeutiche interne, l’area educativa ha ampliato le proprie proposte gruppali. Sono state privilegiate attività ludico-ricreative, sfruttando quando possibile lo spazio all’aperto.

Questo tipo di variazioni metodologiche hanno portato un po’ di leggerezza in un luogo di grande sofferenza.

Se nel resto del Paese non si poteva stare insieme, vedere gli amici, pranzare con gli altri, fare sport di gruppo, da noi tutto questo è stato possibile.

La sottrazione del rapporto con l’esterno ha fatto sì che

aumentasse il desiderio delle relazioni intracomunitarie, facendo sì che emergessero sentimenti di appartenenza e cooperazione.

Una peculiare dinamica venuta alla luce è che se spesso una grande fatica dei nostri utenti è mettere la propria vita scolastica, lavorativa e relazionale in stand by per l’ingresso in comunità, in questo periodo, in cui il mondo si è fermato e isolato tra le mura domestiche, a Villa Miralago la vita è continuata e le ragazze hanno potuto concentrarsi sulla cura senza la grande paura di perdere “qualcosa” della vita fuori, anzi consapevoli di quanto essere una comunità sia fondamentale.

 

Alle ragazze è stato chiesto di raccontare come hanno vissuto il lockdown da Villa Miralago:

Cristina: «Personalmente in questi ultimi mesi mi sono sentita, per la prima volta, grata per il luogo in cui mi trovo. Villa Miralago mi ha protetta come una madre preoccupata e affettuosa, cercando di attutire il più possibile per me le cadute che il cambiamento del mondo esterno potevano produrre. Le sono grata perché mi ha permesso di non dover stravolgere la mia quotidianità, come è successo a molti altri fuori da qui».

Martina: «Il primo mese è stato il più duro, il mese del collaudo, dove tutti noi, operatori compresi, stavamo ancora cercando di capire come gestire l’emergenza. In quel periodo qualche colpo l’abbiamo subito: la mancanza di alcuni operatori, le tante attività rinviate, l’impossibilità di uscire anche solo per una passeggiata. Poi però ci siamo dovuti adattare e abbiamo trovato soluzioni a volte migliori dell’originale: le attività sono state implementate, dandoci la possibilità di entrare più in confidenza con alcuni operatori. Personalmente mi ha fatto apprezzare molto di più questa struttura, sono riuscita a caprine più profondamente i meccanismi e le dinamiche, mi sento molto più in sintonia con gli altri e con me stessa. Ultimamente, anzi, sto avendo paura di un ritorno alla normalità, perché in questo periodo, dove il mondo era un po’ in pausa, non ho sentito la fretta e la pressione che hanno contraddistinto il primo periodo di ricovero. Mi sono sentita finalmente libera e legittimata a prendermi il mio tempo».

Ilaria: «Cosa è cambiato a Villa Miralago con la pandemia? Molto. Le prime cose che ho notato sono le mascherine da parte degli operatori, il fatto di non poter più accedere a certi luoghi della comunità, come la Ginestra (nucleo pazienti gravi), non poter uscire e ricevere visite. Certo questo è ciò che si nota principalmente, ma c’è altro: la nostra unione. Ci siamo organizzati e legati di più l’uno con l’altro. Abbiamo passato giornate divertenti e abbiamo reso le occasioni speciali, come feste e compleanni, unici».

 

Ora anche Villa Miralago sta entrando nella fase 2, con un po’ di ritardo rispetto agli altri, sempre con il fine di protezione nei confronti dei propri pazienti. Ora l’équipe si sta domandando quanto di ciò che forzatamente è stato modificato dell’assetto terapeutico-riabilitativo e che ha portato con sé vantaggi clinici vada mantenuto e rimodulato nel momento della ripresa della “normalità” e quanto invece potremo con gioia abbandonare.

 

Villa Miralago
http://www.villamiralago.it/


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